Denaro e fiscalità in Italia
Euro, carte accettate quasi ovunque, limite legale al contante. Chi vive in Italia per la maggior parte dell'anno è residente fiscale e tassato sui redditi mondiali con l'IRPEF a tre scaglioni; esistono regimi specifici per autonomi (forfettario), lavoratori impatriati, pensionati esteri e nuovi residenti. Contributi all'INPS; dichiarazione annuale con 730 o modello Redditi.
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Moneta, pagamenti, conto corrente
La valuta è l'euro. Le carte sono accettate nella grande maggioranza degli esercizi e dei servizi pubblici; i pagamenti in contanti tra soggetti diversi sono ammessi solo fino a una soglia fissata dalla normativa antiriciclaggio (art. 49 del decreto legislativo 231/2007), modificata più volte negli anni: l'importo in vigore è pubblicato dall'Agenzia delle Entrate e dal Ministero dell'Economia.
Chi risiede legalmente in uno Stato dell'Unione ha diritto ad aprire un conto di pagamento di base in qualunque Paese UE: la banca non può rifiutarlo solo perché il richiedente non vive in quel Paese, ma può chiedere di dimostrare un interesse reale al conto e deve applicare le regole antiriciclaggio (identificazione; in Italia è richiesto il codice fiscale). Per il conto non è obbligatoria la residenza anagrafica, anche se molte banche chiedono un indirizzo in Italia. Un IBAN di un altro Stato UE non può essere rifiutato per stipendi, bollette, rimborsi o addebiti se la controparte accetta quelle operazioni da conti nazionali, e i bonifici in euro verso altri Paesi UE devono costare quanto quelli nazionali. Accanto alle banche tradizionali operano banche online e carte prepagate con IBAN, comprese quelle di Poste Italiane.
Codice fiscale e residenza fiscale
Il codice fiscale, attribuito dall'Agenzia delle Entrate, identifica la persona in ogni rapporto con la pubblica amministrazione e con i privati (sanità, contratti di lavoro e di affitto, banca, utenze). A chi arriva con un visto per soggiorni lunghi viene in genere attribuito nell'ambito della procedura di permesso di soggiorno (per i nomadi digitali è la questura a comunicarlo); negli altri casi si chiede agli uffici dell'Agenzia o, dall'estero, al consolato.
Ai fini delle imposte sui redditi è residente in Italia chi, per la maggior parte del periodo d'imposta, contando anche le frazioni di giorno, ha in Italia la residenza ai sensi del codice civile, il domicilio, inteso come il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari, oppure è fisicamente presente nel territorio dello Stato. Chi è iscritto all'anagrafe della popolazione residente per la maggior parte dell'anno si presume residente, salvo prova contraria (art. 2 TUIR, nel testo modificato dal decreto legislativo 209/2023 e in vigore dal 2024). Il residente è tassato in Italia sui redditi ovunque prodotti; le convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni stabiliscono quale Stato tassa ciascun reddito e come si elimina la doppia imposizione, di norma con un credito per le imposte pagate all'estero o con l'esenzione. Chi lavora in un Paese e vive in un altro è di regola tassato dove il lavoro è svolto, secondo la convenzione tra i due Stati.
| Reddito imponibile annuo | Aliquota |
|---|---|
| fino a 28.000 euro | 23% |
| oltre 28.000 e fino a 50.000 euro | 33% |
| oltre 50.000 euro | 43% |
- Regime forfettario (legge 190/2014, art. 1, commi 54-89): per persone fisiche con attività d'impresa o professionale e ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro, con spese per lavoro dipendente e accessorio entro 20.000 euro lordi. Il reddito è determinato in modo forfettario e tassato con un'imposta sostitutiva del 15 per cento, ridotta al 5 per cento per l'anno di inizio e i quattro successivi se l'attività è nuova (nessuna attività nei tre anni precedenti, non mera continuazione di un lavoro precedente). Il regime cessa dall'anno stesso in cui i ricavi superano 100.000 euro; tra le esclusioni, chi ha percepito redditi di lavoro dipendente o pensione oltre la soglia indicata nel comma 57. Niente IVA in fattura e adempimenti semplificati.
- Lavoratori impatriati (art. 5 decreto legislativo 209/2023, per i trasferimenti dal 2024): i redditi di lavoro dipendente, assimilato e autonomo prodotti in Italia concorrono al reddito per il 50 per cento, entro 600.000 euro annui, per l'anno del trasferimento e i quattro successivi. Condizioni: non essere stati residenti in Italia nei tre periodi d'imposta precedenti (di più se si lavora per lo stesso datore o gruppo), impegno a restare residenti almeno quattro anni, lavoro svolto prevalentemente in Italia, requisiti di elevata qualificazione o specializzazione. La quota imponibile scende al 40 per cento per chi si trasferisce con un figlio minore o ha un figlio durante il periodo. Se la residenza non è mantenuta per quattro anni il beneficio è recuperato con interessi.
- Pensionati esteri nel Mezzogiorno (art. 24-ter TUIR): chi percepisce una pensione estera e trasferisce la residenza fiscale in un Comune con non più di 30.000 abitanti (soglia del testo che Normattiva indica in vigore dal 7 aprile al 31 dicembre 2026) di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise o Puglia (o in Comuni dei crateri sismici indicati) può optare per un'imposta sostitutiva del 7 per cento sui redditi di fonte estera, per il periodo del trasferimento e i nove successivi, se non è stato residente in Italia nei cinque periodi precedenti e proviene da un Paese con accordo di cooperazione amministrativa.
- Nuovi residenti con redditi esteri (art. 24-bis TUIR): chi non è stato residente in Italia per almeno nove dei dieci periodi d'imposta precedenti può optare per un'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all'estero, pari nel testo vigente a 300.000 euro per periodo d'imposta e 50.000 euro per ciascun familiare incluso, per al massimo quindici anni; le plusvalenze su partecipazioni qualificate dei primi cinque anni restano a tassazione ordinaria. L'importo è stato elevato più volte (decreto-legge 113/2024, legge 199/2025) e si applica in base alla data del trasferimento della residenza.
Dichiarazione dei redditi, contributi, pensioni
I redditi si dichiarano ogni anno con il modello 730 (lavoratori dipendenti e pensionati; l'Agenzia delle Entrate ne mette a disposizione una versione precompilata) oppure con il modello Redditi Persone fisiche (titolari di partita IVA e altri casi). Le scadenze sono fissate anno per anno e pubblicate sul sito dell'Agenzia delle Entrate; CAF, patronati e commercialisti assistono nella compilazione a pagamento o in convenzione.
I lavoratori dipendenti versano i contributi previdenziali tramite il datore di lavoro, che li trattiene in busta paga e li versa all'INPS; i lavoratori autonomi senza una cassa di categoria si iscrivono alla Gestione separata INPS, artigiani e commercianti alle rispettive gestioni INPS, i professionisti con albo alla propria cassa. Le aliquote sono aggiornate ogni anno dall'INPS.
Chi ha lavorato in più Stati UE, SEE o in Svizzera chiede la pensione nel Paese in cui vive o in cui ha lavorato per ultimo; ogni Stato somma i periodi maturati negli altri per verificare i requisiti e paga la propria quota in proporzione agli anni coperti (coordinamento europeo della sicurezza sociale). In Italia l'ente competente è l'INPS, che ha una sezione dedicata ai diritti e obblighi nell'Unione.
Lavoro da remoto dall'Italia per un datore estero: dove pago le tasse?
Se si è residenti fiscali in Italia secondo l'art. 2 TUIR (maggior parte dell'anno con residenza, domicilio o presenza in Italia), il reddito è imponibile in Italia anche se pagato da un datore estero; la convenzione contro le doppie imposizioni con l'altro Stato stabilisce come evitare la doppia tassazione e quale Stato ha la priorità, di regola quello in cui il lavoro è fisicamente svolto. Anche i contributi previdenziali seguono regole proprie. Il caso va esaminato con un commercialista.
Cos'è l'ISEE?
L'Indicatore della situazione economica equivalente misura la condizione economica del nucleo familiare (redditi, patrimonio, composizione) ed è calcolato dall'INPS a partire dalla Dichiarazione sostitutiva unica. Serve per accedere a prestazioni sociali agevolate e tariffe ridotte (asili, università, esenzioni). Si richiede online sul sito INPS o tramite CAF.
Ci sono imposte sulla casa e sulle successioni?
Sì. L'IMU è un'imposta comunale sugli immobili, con regole diverse per l'abitazione principale e per gli altri immobili e aliquote decise dai Comuni entro i limiti di legge; esiste inoltre un'imposta sulle successioni e donazioni con aliquote e franchigie che dipendono dal grado di parentela. Aliquote e franchigie aggiornate sono sulle pagine del Dipartimento delle Finanze e dell'Agenzia delle Entrate.
Posso aprire un conto senza residenza in Italia?
Chi risiede legalmente in un Paese UE ha diritto a un conto di pagamento di base in Italia; la banca può chiedere di dimostrare un interesse reale e deve identificare il cliente. Servono in pratica documento d'identità e codice fiscale; alcune banche chiedono anche un indirizzo in Italia o il permesso di soggiorno.
Fonti
Aggiornato: 2026-10-14
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Revisione: 20/10/2026 · a cura di piero.avolio · rev. 1 · Periodo: → 2027-04-14
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