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Approfondimento

Lavoro da remoto

Il lavoro agile è regolato dalla legge 81/2017 e richiede un accordo individuale scritto. Coworking diffusi nelle grandi città; la fibra FTTH cresce ma non copre ancora tutto il Paese. SPID o CIE sono indispensabili per la burocrazia online.

Sezioni: Coworking · Internet · Fusi orari · Comunità · Condizioni pertinenti

La cornice legale

Il lavoro da remoto per i dipendenti si chiama lavoro agile (o smart working) ed è disciplinato dagli articoli 18–24 della legge 81/2017. Non è un diritto automatico: richiede un accordo individuale scritto tra datore e lavoratore che fissa luoghi, strumenti, tempi di disconnessione e durata; il datore comunica i nominativi al Ministero del Lavoro per via telematica. Hanno priorità nelle richieste i genitori di figli fino a dodici anni, i lavoratori con disabilità grave e i caregiver. Dopo la pandemia il lavoro ibrido (due o tre giorni a casa) è diventato comune nel terziario delle grandi città e nella pubblica amministrazione, mentre resta raro nella manifattura e nei servizi alla persona. Chi lavora da remoto per un datore straniero mentre risiede in Italia deve chiarire fisco e contributi: la residenza fiscale italiana scatta con la permanenza prevalente nell'anno.

Coworking e dove lavorare

Spazi di coworking esistono in tutte le città capoluogo e nei centri medi del Nord; a Milano, Roma, Torino, Bologna e Firenze l'offerta include grandi catene e spazi di quartiere, spesso con abbonamenti mensili a postazione fissa o flessibile. Molte biblioteche comunali offrono postazioni gratuite con Wi-Fi. Nei piccoli comuni del Sud e delle aree interne diversi programmi regionali e comunali attirano lavoratori remoti con spazi condivisi e incentivi, ma l'offerta è discontinua: verificare prima di trasferirsi.

Internet e fibra

La connettività è migliorata rapidamente ma resta disomogenea. Secondo l'Osservatorio AGCOM, a fine 2025 gli accessi in fibra fino a casa (FTTH) erano circa sette milioni, in forte crescita, e oltre un terzo delle linee residenziali aveva una velocità nominale di almeno 1 Gbps; il resto usa fibra misto rame (FTTC), rete fissa wireless o 4G/5G. Il Piano Italia 1 Giga, finanziato dal PNRR, mira a portare connessioni ad almeno 1 Gbps nelle aree non coperte dagli operatori privati. Prima di firmare un affitto conviene verificare la copertura all'indirizzo esatto sui siti degli operatori: nei centri storici e nei comuni montani la fibra può fermarsi all'armadio di strada. Le SIM dati con traffico abbondante sono economiche e servono come backup.

Identità digitale e fuso orario

Quasi tutte le pratiche con lo Stato (Agenzia delle Entrate, INPS, comune, sanità regionale, iscrizioni scolastiche) passano da un'identità digitale: SPID, rilasciata da gestori privati accreditati a chi ha codice fiscale e un documento italiano o UE valido, oppure la Carta d'identità elettronica (CIE) con l'app CieID. Chi non ha ancora un documento italiano può ottenere SPID con passaporto in alcuni gestori; conviene attivarla appena si ha il codice fiscale. Il fuso CET/CEST permette di coprire la giornata lavorativa europea e la mattina delle Americhe e il pomeriggio-sera dell'Asia orientale.

Esiste un visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto altamente qualificati di Paesi non UE: requisiti e procedura sono descritti nella sezione Ingresso e permessi.

Dato assente: coworking_month, internet_speed_mbps

Fonti

Aggiornato: 2026-10-14

Aggiornato: 2026-10-14

SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale· AgID – Agenzia per l'Italia Digitale

Aggiornato: 2026-10-14

Aggiornato: 2026-10-14

Revisione: 20/10/2026 · a cura di piero.avolio · rev. 1 · Periodo: → 2027-04-30

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